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Ritrovare l’arte perduta della pazienza. Conversazione con Elena DDV Dragotto

Dovremmo reimparare il valore del rallentamento, dello sguardo morbido, della “gestazione”, dell’attesa. Il punto di vista della dottoressa Elena DDV Dragotto, dottore in Psicologia, Counselor Relazionale e direttrice e fondatrice dell’Istituto HeskaiHer.

Dottoressa Dragotto, perché la pazienza è importante?

Elena DDV Dragotto: Negli ultimi decenni, la “velocità” è diventata un valore primario, sulla base del quale la tecnologia si misura e si supera e in base al quale vengono misurati costantemente la nostra efficienza, la nostra adeguatezza e le nostre capacità personali e professionali. Se non si è veloci, costantemente “reattivi” e lanciati verso un obiettivo/risultato, la cultura dominante sembra dirci che rischiamo di “perderci” o “far perdere” qualcosa: tempo, relazioni, cose da fare, obiettivi raggiunti contemporaneamente. Ma questo modo di vivere, in cui si è sempre connessi e bombardati da informazioni, è un grave nemico della nostra capacità di ascolto, di pensiero, di “rielaborazione”, di esercitare la pazienza e la capacità di gustare una pausa.

Quali sono i sintomi di una mancanza di pazienza?

Elena DDV Dragotto: Ce ne sono tantissimi. La difficoltà a finire per intero un articolo di giornale o letto sul web. L’impossibilità a stare fermi. La tendenza a non far finire le frasi all’interlocutore perché si sa già cosa vuol dire. La programmazione compulsiva di agende e calendari anche per eventi distanti mesi. Insomma una continua rincorsa a qualcosa che avverrà che ci fa perdere l’interesse per ciò che avviene. Come diceva il Mahatma Gandhi “Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo.”

Non riuscire più ad “aspettare” è agire sempre in superficie,  senza mai “connetterci con noi stessi”.  La mancanza di pazienza ci porta a re-agire più che ad agire, salvo poi accorgerci che ciò che abbiamo agito/scritto/detto/fatto, ci porta sempre in luoghi, interiori ed esteriori, che non sono i nostri, fino a condurre vite che non ci riguardano più.

Come si può reimparare a essere pazienti?

Elena DDV Dragotto: Esercitando l’ascolto e imparando a guardare.  Ad esempio non interrompendo l’altro che parla e aspettando qualche istante prima di rispondere; ascoltando della musica senza fare altro contemporaneamente; facendo giardinaggio, sincronizzandosi così con il tempo ciclico della natura. E ancora, concentrandosi su un singolo oggetto per un tempo lungo, notando che aver guardato [ad esempio un quadro] non significa aver visto, aver compreso, perché comprendere ha bisogno di tempo e pazienza.

Il Voice Dialogue ci insegna qualcosa sulla pazienza?

Elena DDV Dragotto: L’approccio del Voice Dialogue ci permette di accogliere nella nostra vita, anche quelle parti di noi che sanno aspettare, che sono pazienti, che sanno “stare” anziché “agire”, che conoscono la saggezza dei “tempi morti” dove sembra che non accada nulla, che conoscono il “Vuoto” e il “Caos”. È uno strumento potentissimo che ci aiuta a creare il giusto equilibrio nella nostra vita tra azione e riflessione, tra fare ed essere, tra impulsività e meditazione.

Inoltre, per il counselor di Voice Dialogue, saper ascoltare se stesso e l’altro, è lo strumento principe che gli permette di creare quella giusta sinergia che dà nascita all’unicità del percorso personale del cliente.

Come ho avuto già modo di scrivere in un articolo, “Nella naturale lentezza del viaggio interiore si cela la vastità dell’essere umano”.

Info e approfondimenti

www.elenadragotto.com

info@elenadragotto.com

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