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Coaching per start up. Intervista a Sonja Caramagno

Le start up usufruiscono spesso di percorsi formativi in marketing e business administration. Il coaching può però essere altrettanto utile. Ne parliamo con Sonja Caramagno

 Cosa può fare un coach per i membri di una start up?

In primis vorrei ringraziare per un’intervista sul coaching a favore della categoria di aziende in start up. Categoria che forse, più di altre richiede supporti e stimoli efficaci per rafforzare l’idea da cui il socio o i soci sono partiti.

Il ruolo di un coach è quello di affiancare una persona o un gruppo di persone nell’identificazione chiara di obiettivi futuri di crescita e di sviluppo esattamente partendo da un’idea. Pertanto sarà utile per i membri di una start up affidarsi ad un coach, per far crescere un’idea non solo all’interno di un business plan, ma anche e soprattutto in termini di azioni personali consapevoli, fortemente desiderate e possibili.

In una start up il coaching sarebbe da consigliare più ai manager o più ai dipendenti?

In una start up, come in un’azienda già avviata, tutti coloro che collaborano alla realizzazione della mission aziendale, sono importanti. Pertanto, sia il manager che il dipendente, in misura e con ruoli diversi, sono responsabili del buon funzionamento organizzativo e del risultato finale.

Vien da sé che in una start up, tanto più saranno chiari e condivisi gli obiettivi dei soci, tanto più i dipendenti avranno una chiara visione della direzione intrapresa, potranno affidarsi al progetto e impegnarsi per lo stesso.

La mancanza di un coach può essere il motivo per cui una start up non cresce?

Non necessariamente. Certo è che essere “First Mover” non significa sempre avere acquisito un vantaggio competitivo su altre aziende. Implica magari essere i primi nell’identificazione di un terreno inesplorato, e/o affrontare una serie di attività burocratiche, gestionali e organizzative da implementare e sperimentare. Queste condizioni di base a volte comportano delle complessità e difficoltà da gestire, che rischiano poi di provocare uno scoramento se i risultati sperati non arrivano nell’immediato, o in un tempo ritenuto accettabile. O ancora, a volte, possono suscitare anche sensazioni negative o convinzioni, che vertono in una direzione opposta alla stessa idea progettuale. Un coach, può fungere da “decisore decisionale” in alcuni momenti chiave, o anche tirar fuori risorse da ogni socio per dare l’opportunità di continuare a credere nel progetto. E a convertire ogni esperienza e risultato di periodo, in uno step utile e funzionale alla realizzazione dell’idea.

 In cosa quindi nel concreto può essere utile un coach per una start up?

Un’idea, se supportata da una chiara motivazione sia personale che di gruppo (dei soci al vertice), da una chiarezza di obiettivi sia personali che condivisi, dalla definizione dei passi da compiere da ognuno dei coinvolti, molto probabilmente avrà più chance di successo rispetto a chi non considera questi aspetti.

Un’idea quindi, oltre che svilupparsi in una cornice economica, tecnica e amministrativa, prende soprattutto forma anche dentro ognuno dei soci o del socio stesso. La forte consapevolezza della persona o del gruppo, è alla base di ciò che si ha il desiderio di costruire. L’utilità di usufruire di un servizio di coaching quindi, è per un’azienda in start up quello di creare delle condizioni sane di comunicazione interna, di comunione di obiettivi e di accordi dichiarati, e di costruire sin dai primi passi una cultura aziendale fatta e di idee e di persone. Tutti presupposti che potranno coltivare un terreno fertile affinché l’azienda possa crescere e svilupparsi.

 

Per info e approfondimenti potete contattare l’intervistata a:

sonja.caramagno@gmail.com

LinkedIn: Sonja Caramagno

angelo simone
Angelo Simone è laureato in Scienze Politiche e ha iniziato la sua carriera come obiettore di coscienza, per 18 mesi, in ARCI - Legambiente Direzione Nazionale, nel 1990. In quell’ambiente ha appreso i principi guida dell’associazionismo “no profit” e della comunicazione per enti e istituzioni. Dal 1992 al 2005 ha collezionato rilevanti esperienze come copywriter in agenzie di comunicazione nazionali e internazionali tra cui Ayer, Grey, TBWA, Leo Burnett, Ogilvy, realizzando progetti di comunicazione per Telefono Rosa, Greenpeace, Medici senza Frontiere e grandi marchi del settore automotive, innovazione digitale, istituzioni. Oggi si occupa di scrittura in diversi ambiti: ufficio stampa, social media marketing , web marketing, sceneggiatura, narrativa.
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