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29 maggio – 2 giugno, Palermo. Conferenza Internazionale di Analisi Bioenergetica. Intervista con Nicoletta Cinotti

nicoletta
In occasione del meeting internazionale di bioenergetica che si terrà prossimamente nel capoluogo siciliano, abbiamo intervistato Nicoletta Cinotti, psicoterapeuta e docente della Società italiana di analisi bioenergetica.

D: Di che si tratta? Cosa succederà al convegno?
R: Il meeting è organizzato dallo IIBA, l’Istituto Internazionale di Analisi Bioenergetica. Sarà l’occasione per incontrare e ascoltare tutti i big della bioenergetica italiana e mondiale. Quest’anno poi il tema centrale è particolarmente interessante, a mio avviso: “IL GROUNDING NEI MOMENTI DIFFICILI”. È un’opportunità peri riscoprire il potere del pensiero di Alexander Lowen che diceva che solo quando gli individui sono collegati alla terra e all’ambiente naturale, al loro corpo e alle loro sensazioni, all’amore per sé stessi e per gli esseri viventi che possono dirsi “radicati” nel vero senso della parola. Il tutto, tra l’altro, nel bellissimo scenario di Torre Normanna.
D: Grounding è una parola poco nota. Cosa vuol dire?
R: Letteralmente potremmo tradurla con radicamento. In bioenergetica significa sviluppare e sostenere la capacità di essere nella realtà così come questa è, sia interiormente che esteriormente. Questa adesione alla realtà attiva processi di accettazione e consapevolezza che sono la base per una crescita e un cambiamento autoregolati, e permettono di sviluppare padronanza nei confronti di se stessi e della propria vita.

D: Presenterai al convegno una tua relazione?
R: Presenterò un workshop, ossia un laboratorio teorico esperenziale di un’ora e mezza. In questo laboratorio, dal titolo “L’espressione di un antico bisogno di compagnia: infant research e analisi bioenergetica” svilupperò principalmente tre aspetti: a) la ricerca di contatto, fisico ed emotivo, come importante spinta di sviluppo e crescita; b) le modalità di espressione corporea di questa ricerca e gli effetti, sulla formazione delle difese, della frustrazione di questo bisogno primario; c) come possiamo utilizzare delle procedure di ricerca – in particolare il paradigma della still face – per costruire esperienze di lavoro clinico.
Il paradigma della still face è un paradigma sperimentale, ideato circa trenta anni fa da Edward Tronick e colleghi. Questo esperimento è composto da tre fasi: nella prima fase, denominata Play, madre e bambino interagiscono normalmente per circa due minuti. Nella seconda fase, denominata Still, la madre interrompe qualsiasi forma di gioco e di risposta mimica al bambino, sempre per due minuti. Questa fase intende riprodurre – per un brevissimo arco di tempo, la condizione che può sperimentare un bambino che si trova in compagnia di un genitore poco responsivo, perché depresso o troppo assorbito in se stesso. In questo modo possiamo osservare come i bambini reagiscono a questa mini situazione traumatica. Ma la fase più importante è la terza fase, denominata Reunion, in cui madre e bambino provano a ritornare in una condizione giocosa. Come e quanto è difficile questa riparazione, dice molto sulla salute della relazione madre-bambino. Infatti, una relazione sana riesce a tollerare e riparare gli inevitabili errori, mentre se non è una buona relazione questi errori, anche se piccoli, producono una grossa frustrazione.
Io utilizzo questo esperimento con adulti ed è incredibile come possa far riemergere memorie del passato ma soprattutto una profonda consapevolezza di come, nel presente della propria vita, trattiamo le inevitabili frustrazioni relazionali.
Il lavoro corporeo permette inoltre lo scioglimento delle tensioni muscolari che possono essere presenti e rende consapevoli della propria modalità di somatizzazione dello stress relazionale.

angelo simone
Angelo Simone è laureato in Scienze Politiche e ha iniziato la sua carriera come obiettore di coscienza, per 18 mesi, in ARCI - Legambiente Direzione Nazionale, nel 1990. In quell’ambiente ha appreso i principi guida dell’associazionismo “no profit” e della comunicazione per enti e istituzioni. Dal 1992 al 2005 ha collezionato rilevanti esperienze come copywriter in agenzie di comunicazione nazionali e internazionali tra cui Ayer, Grey, TBWA, Leo Burnett, Ogilvy, realizzando progetti di comunicazione per Telefono Rosa, Greenpeace, Medici senza Frontiere e grandi marchi del settore automotive, innovazione digitale, istituzioni. Oggi si occupa di scrittura in diversi ambiti: ufficio stampa, social media marketing , web marketing, sceneggiatura, narrativa.
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